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Etnomatematica 26 dicembre 2009

Posted by Alessandra in Etnomatematica.
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Etnomatematica

Pensiamo alla realtà quotidiana, ad esempio: una sfoglina bolognese che fa i tortellini da quando era bambina può tranquillamente ignorare che si sta servendo di alcune proprietà della pasta che un matematico accademico formalizzerebbe col linguaggio della topologia (oltre che di leggi fisiche e chimiche) e che ad ogni movimento delle sue dita sta risolvendo un problema di topologia, ma è probabile che di tali proprietà abbia una qualche percezione e consapevolezza (sebbene formalmente assai diverse da quelle del topologo professionista) e che nella sua testa ci siano addirittura dei modelli che le spiegano od in cui esse sono applicate.

Così una ricamatrice, un tessitore di reti da pesca, un vasaio, un artigiano che faccia le ceste di paglia, uno spacciatore od un cardiochirurgo: tutti costoro applicano leggi che un matematico tradurrebbe nel linguaggio dell’algebra, della geometria o della teoria dei giochi, solo per fare qualche esempio.

E quando si dovesse parlare con uno di loro di cose che non hanno direttamente a che vedere con le attività citate, ma che coinvolgono altri aspetti matematici (misure, temperature, quantità, bollette da pagare…) ecco che probabilmente essi esprimerebbero ragionamenti che tradirebbero caratteristiche di quelle concezioni e di quei modelli.

In tal senso l’etnomatematica ci riguarda tutti, perché studia gli aspetti matematici e logici delle strategie che, nella vita di ogni giorno, applichiamo per risolvere i problemi che ci si pongono innanzi. Si scopre allora che esse contengono tanta matematica espressa in diverse forme di ragionamento, della quale spesso non ci accorgiamo perché annidata in comportamenti che ci sembrano naturali e che sono codificati nelle nostre forme culturali.

Dunque chiediamoci cos’è questa etnomatematica che ci riguarda così da vicino nella vita di tutti i giorni?

L’Etnomatematica è lo studio delle pratiche matematiche dei gruppi socioculturali. Benché sia caratterizzata da metodi simili a quelli dell’etnografia, i gruppi socioculturali cui rivolge la sua attenzione non consistono esclusivamente in comunità etnicamente intese o società di piccola scala, ma anche in gruppi interni alle società avanzate, come categorie professionali, collettività locali, tradizioni religiose, strati sociali e così via.

Bantumi o Kalaha, un gioco africano oggetto di studio etnomatematico.

Gli etnomatematici ritengono che esistano diverse matematiche, ciascuna prodotta della cultura e della società che l’ha generata. Per studiarle occorre tenere conto della contestualizzazione culturale e storica. Ciò contribuirebbe alla comprensione delle culture e allo stesso tempo alla comprensione della matematica. Il termine Etnomatematica fu coniato dallo studioso brasiliano Ubiratan D’Ambrosio.

Oggetto di studio

Gli argomenti di studio dell’etnomatematica comprendono i sistemi di numerazione, i metodi di conteggio, i sistemi di misura, i sistemi simbolici, le rappresentazioni dello spazio e del tempo, i metodi di disegno, le tecniche di raffigurazione, i metodi di costruzione, le procedure di calcolo, gli algoritmi per operazioni, le regole (esplicite o meno) di ragionamento, inferenza e deduzione, tutte le attività cognitive e materiali che possono essere tradotte in rappresentazioni della matematica formale, l’architettura, la tessitura, i giochi di matematica ricreativa, d’abilità e d’azzardo.

Filoni

Si hanno due filoni di ricerca. Uno limita l’attenzione a piccole società, solitamente prive di espressione scritta, rifacendosi direttamente al campo dell’antropologia classica e dell’etnografia. La scoperta fondamentale di questi studi è la grande raffinatezza e l’elevata complessità che le pratiche matematiche possono raggiungere in questi contesti, in contrasto col pregiudizio di semplicità e puerilità di cui sono a lungo state fatte oggetto. Inoltre si evidenzia come sebbene comuni necessità trasversali a tutte le culture facciano sì che non ci siano popoli senza una qualche forma di matematica, le forme con cui si sviluppano strategie e teorizzazioni siano molto diversificate. D’altro canto, secondo D’Ambrosio, il prefisso “etno” può essere riferito ad ogni tipo di gruppo (società nazionali, comunità professionali, tradizioni religiose, categorie sociali e così via).

Critiche

Due sono le principali critiche all’etnomatematica.

  • I critici dell’etnomatematica affermano che la maggioranza dei libri sull’argomento sottolineano le differenze tra culture, piuttosto che le somiglianze. Questi critici vorrebbero ad esempio che si mettesse in risalto il fatto che i numeri negativi furono scoperti in tre occasioni diverse, in Cina, in India e in Europa, ed in ciascuna di queste culture i matematici scoprirono le medesime regole per moltiplicarli. Quello che noi chiameremmo triangolo di Tartaglia fu scoperto in Cina molto prima che in Europa, eppure lo riconosceremmo come la stessa struttura matematica, dotata delle medesime proprietà. Questi critici vorrebbero veder sottolineati gli aspetti unificanti della matematica.
  • Altri critici affermano che i corsi centrati sull’etnomatematica dedicano troppo poco tempo all’insegnamento di matematica vera e propria, e si occupano piuttosto di multiculturalismo e di pseudoscienza.

Alla prima critica gli etnomatematici rispondono che il loro campo di studio è quello della matematica vista come pratica sociale. Come in tutte le pratiche nate per rispondere a precisi bisogni universali dell’essere umano (sopravvivere nel suo contesto e trascendere la propria morte), è ovvio che si riscontrino molte ricorrenze. Così come nessuno si stupisce di trovare in società lontane situate a latitudini assai diverse forme di governo analoghe od espressioni artistiche simili, così dovrebbe essere per le strategie ed i risultati della matematica. Il punto è che questa è considerata semplicemente come un’attività umana, lungi da ogni determinazione ontologica.

Alla seconda si può opporre che gli studi di etnomatematica nascono proprio nell’ambito di riflessioni di tipo didattico, motivate innanzi tutto dalle grandi differenze nei risultati scolastici ottenuti da studenti apartenenti a gruppi socioculturali minoritari (indios in Brasile, latinos e neri negli Stati Uniti, immigrati in Europa, abitanti delle campagne nei Paesi in decolonizzazione) o marginali (ceti subalterni, favelados, banlieusards). Il nucleo centrale delle ricerche che hanno portato alla fondazione di questo campo è diretto a comprendere il ruolo che le conoscenze matematiche hanno nella selezione dei gruppi dirigenti, nella determinazione dell’uso sociale che di queste conoscenze si fa nel mondo extrascolastico, nella selezione di contenuti motivati da inserire nei curricula. L’Etnomatematica è un programma nel senso lakatosiano del termine, atto ad aumentare le nostre conoscenze ma anche a riformare l’insegnamento e la società in senso democratico.

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Commenti»

1. Alessandra - 23 gennaio 2010

SITOGRAFIA:

-http://www.dm.unipi.it/~favilli/
-http://it.wikipedia.org/wiki/Etnomatematica
-http://www.subalpinamathesis.unito.it/attivita/ppeano2007_elenco_c.php
-http://thetamarind.eu/it/2009/09/02/etnomatematicamente-parlando/


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